Toscana: motogiro tra storie, leggende e misteri

Fantasmi, santi, diavoli, segreti di Volterra, Monteriggioni e San Galgano. E’ Mystery Tuscany, un itinerario che racconta dodici luoghi leggendari di Toscana: abbazie senza tetto, castelli infestati, sotterranei maledetti.

Il tour inizia a Volterra, dove si scoprono le formule magiche usate dalle prime
streghe. Custodi di antichi rituali etruschi, i loro incantesimi erano in grado di provocare amore, odio e scavare nelle profondità dell’animo umano. Tra Volterra e la stregoneria esiste un rapporto secolare. Basti pensare che in città esiste Via delle Streghe e che un masso appena fuori le mura segnava il punto di incontro per i Saba del sabato delle cosiddette streghe di Mandriga.

L’itinerario prosegue a Chiusdino, tra Siena e Grosseto, sulle tracce del santo cavaliere Galgano Guidotti e la sua spada nella roccia, conservata da 800 anni nella Rotonda di Montesiepi. Gli appassionati del ciclo di Re Artù potranno scoprire che forse l’origine di questo mito proviene proprio dal cuore della Toscana. Cavaliere violento e poi santo, Galgano Guidotti anticipa e segna in maniera indelebile l’immaginario cavalleresco di tutta Europa. La sua abbazia, poi, a pochi passi dalla Rotonda, è un luogo magico con l’infinito del cielo al posto del tetto.

Ultima tappa è Monteriggioni, la corona d’Italia, dove nottetempo si può sentire il lamento struggente di uno spirito angosciato da un dolore che il tempo non sembra lenire. Secondo alcuni si tratta del Capitano Giovannino Zeti, protagonista di un fatto storico cruciale che ha segnato la fine dell’epoca comunale. E’ il 1554, le truppe fiorentine assediano Monteriggioni. Un colpo di cannone distrugge un pozzo, rendendo inservibili le risorse d’acqua. Spetta al Capitano Zeti decidere se Monteriggioni dovrà arrendersi o continuare a combattere. Zeti sceglierà di arrendersi, ma la sua decisione si porta dietro la macchia del dubbio più infame: il tradimento.

E ancora da vedere e sapere:

La Diana, fiume misterioso di Siena che porta il nome di un’antica dea. La città sorge lontana da corsi d’acqua naturali, eppure sin dai tempi antichi in molti hanno sentito il rumore dello scorrere di un grande fiume in alcune zone della città. Un fiume fantasma che i senesi hanno cercato con ossessione per molti secoli. C’è chi dice fossero soltanto le allucinazioni di una città assetata; ma c’è anche chi è convinto che la Diana scorra ancora oggi ben nascosta agli sguardi indiscreti degli uomini.

Montecristo: tesori, santi, pirati e romanzieri. E’ la più selvaggia e inaccessibile tra le isole dell’Arcipelago Toscano. La sua storia comincia con la fondazione di un monastero e di un eremo elevato sopra una grotta marina da parte dei seguaci di san Mamiliano, il quale vi soggiornò da eremita nel V secolo. Con il tempo il monastero divenne uno dei più importanti di tutta la Toscana fino alla metà del XVI secolo quando i saraceni lo espugnarono decretandone la fine. Montecristo è oggi una riserva naturale statale visitabile da sole 1000 persone l’anno dotate di un permesso del Corpo Forestale con tempi medi di attesa di quattro anni.

Castello di Brolio: lo spettro del Barone di ferro. Può l’uomo che ha inventato la ricetta del Chianti Classico, fondato il quotidiano La Nazione, presieduto il governo della neonato stato italiano lasciare questa terra per sempre? Non si rinuncia a Bettino Ricasoli, il Barone di Ferro, tanto facilmente. E allora eccolo aggirarsi tutto vestito di nero, lo sguardo infuocato, a terrorizzare i malcapitati che s’imbattono nella sua spettrale figura nella notte di Brolio.

Castello di Crevole: Il vescovo Donosdeo. Spesso nelle lunghe notti di Crevole si sente un sinistro ululato, ma non è né il vento, né la civetta insonne. E’ il lamento del personaggio che ha eletto questi ruderi a sua dimora eterna: il vescovo Donosdeo Malavolti. Non un vescovo qualunque, ma un guerriero più abituato a comandare soldati che a consolare anime. Che cosa turba il sonno eterno del vescovo?

Castello di Poppi: la bella Matelda. Una presenza inquieta si aggira con grazia ultraterrena nelle notti del Castello di Poppi. Un angelo? Un spirito sofferente per qualche torto subito in vita?

Borgo a Mozzano: il ponte del Diavolo. C’era una regola che l’architettura del medioevo seguiva sempre. Da una parte l’ordine simmetrico delle grandi cattedrali che rappresentava la perfezione del Cielo; dall’altra il disordine e il caos che si diceva appartenessero al regno del Diavolo. Per questa ragione il ponte della Maddalena di Borgo a Mozzano ha sempre suscitato strane dicerie e timori, divenendo noto a tutti come il ponte del Diavolo.

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In collaborazione con: Mystery Tuscany
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